Da un lato abbiamo pensioni, ICI, imposta di bollo sui conti titoli e, dulcis in fundo, 2 punti dell’IVA in più a partire dalla metà del 2012. Dall’altro ci sono gli agognati sgravi alle imprese sull’odiata IRAP e l’accorpamento di carrozzoni quali Inpdap e Enpals all’interno di quella che è stata chiamata “Super Inps“. E’ ciò che si doveva fare” dice Monti, “ma nel futuro ci occuperemo anche di altro, di costi dell’apparato pubblico e di mercato del lavoro”.
Probabilmente Monti ha ragione. In questo momento non si poteva fare
altro. Di certo però questa manovra avrà un pesante impatto recessivo
sul mercato domestico. Molti meno soldi nelle mani dei cittadini e molti
più soldi nelle mani dello Stato si traducono sempre in un
rallentamento dei consumi, degli investimenti e, più in generale
dell’economia. Lo sappiamo bene, visto che abbiamo una pluriennale
esperienza che avvalora quest’affermazione.
Dal nostro piccolo palco però, ci permettiamo anche di fare qualche riflessione. Perché a noi interessano coloro che di aiuto hanno bisogno oggi e non riescono ad ottenerlo per mille motivi: perché i comuni e le regioni non hanno risorse, perché quelle che hanno le spendono veramente molto male, perché dietro ogni intervento assistenziale ci sono liste d’attesa tali da demotivare anche i più bisognosi.
Gli enti locali gestiscono male le loro risorse mentre l’Inps gestisce le proprie assai meglio. E soprattutto, l’Inps ha un rapporto diretto e privo di mediazioni con il cittadino, dispone di procedure collaudate ed è dotato di un sistema telematico di gestione delle pratiche sufficientemente trasparente. Ha l’handicap di dover collaborare con le ASL, altro buco nero del nostro sistema di tutela della salute, ma insomma, in qualche modo ce la fa. Perché quindi non lasciare nelle mani dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale una parte delle risorse raccolte con l’ennesima stangata? Perché non prevedere un sostegno diretto e ulteriore verso quei cittadini a ridotta autosufficienza che ne avrebbero maggiormente bisogno?
Nel 2010 il Comune di Roma ha speso mediamente 9.583 euro per ciascuno dei 4487 disabili presi in carico dal Saish e 5.217 euro per ciascuno dei 4025 anziani presi in carico dal Saisa. Ringraziamo innanzi tutto il Comune di Roma per la sua trasparenza che non viene imitata da altri grandi comuni del sud come Napoli e Bari, giusto per fare un paio di esempi. Immaginiamo però cosa un anziano o un disabile potrebbe ottenere se quelle somme gli venissero messe a disposizione senza l’intermediazione della mano pubblica? Di certo molto più di qualche ora a settimana di assistenza domiciliare. Probabilmente tutti i suoi problemi sarebbero risolti. Invece no: l’assistenza indiretta, che pure costerebbe molto meno, non viene erogata quasi mai.
Per non parlare delle ASL che, nel sistema dell’Assistenza Domiciliare Integrata, dovrebbero erogare le prestazioni sanitarie. Non è dato sapere quanto la Regione Lazio spenda per l’assistenza domiciliare nel Comune di Roma: l’arcipelago dei centri di spesa rende impossibile una rendicontazione realistica. Di certo però se questi fondi venissero affidati direttamente all’anziano o al disabile, il ritorno sarebbe di tutt’altra entità. Fisioterapisti e logopedisti non sparirebbero dopo 15 minuti di seduta e il paziente (che dovrebbe effettuare il pagamento direttamente) starebbe ben attento ad ottenere il dovuto. Ma anche qui, di assistenza indiretta non si può parlare.
Ecco un tema di cui varrebbe la pena discutere con il Professor Monti: perché non togliere un po’ di fondi ad enti locali che fanno acqua e non darli direttamente ai beneficiari finali? La risposta sembra però fin troppo ovvia…
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