Lettera a Tito Boeri

Dall'introduzione della nuova Naspi - l'indennità di disoccupazione che sostiene chi rimane involontariamente senza lavoro - riuscire a mettere in regola un badante convivente è diventato quasi impossibile: i lavoratori sono disponibili a lavorare solo "in nero" con l'obiettivo di cumulare la retribuzione con l'indennità pagata dall'Inps. Salvo poi fare vertenza a fine rapporto perché sono stati "sfruttati".

Il 27 aprile 2017 Libera Cittadinanza ha scritto a Tito Boeri, presidente dell'Inps, per denunciare questi abusi.

Dal 2012, anno dell'ultima sanatoria sugli immigrati irregolari, al 2015 i lavoratori domestici sono passati da 1.008.540 a 886.125 unità, con un decremento del 12,13%. Siamo pronti a scommettere che al 31 dicembre 2016 il decremento sarà ancor più cospicuo, grazie al fatto che, con la circolare n. 194 del 27/11/2016 l'Inps ha ulteriormente allargato le maglie di accesso al beneficio.

Se ipotizziamo la situazione di un lavoratore domestico assunto per 2 anni con 40 ore settimanali di versamento (il contributo è pari a 1,01 euro l'ora), che poi godesse per 1 anno dellindennità di disoccupazione, avremmo la seguente situazione:

Entrate: contributi totali versati = Euro 4.201,60 di cui contributi destinati a coprire l'indennità di disoccupazione (5,7% del totale versato) = Euro 240,00

Uscite:  somme erogate al lavoratore per 1 anno di disoccupazione = Euro 7.746,00

In pratica la fiscalità generale (cioè noi) copre 7.506,00 euro per ogni anno di Naspi percepita dal lavoratore fittiziamente disoccupato. Poiché i lavoratori domestici sono prevalentemente stranieri, questi soldi finiscono tutti all'estero a finaziare periodi di "ferie retribuite" (dallo stato italiano) e qualsiasi altro genere di spesa effettuata fuori dal nostro territorio. E per di più i nostri anziani e le nostre famiglie con bambini fanno una fatica micidiale per reperire un lavoratore disponibile a farsi mettere in regola, con tutti i rischi legati all'infortunio e al contenzioso del lavoro che ciò comporta.

Mentre il lavoro scarseggia nell'industria e nei servizi, non può certo dirsi lo stesso nel settore del lavoro domestico. Un lavoratore che accetti di vivere con un anziano o in una famiglia con bambini, non impiega più di una settimana per trovare una occupazione regolarmente retribuita. Eppure sono tutti disoccupati per almeno un anno su tre. Non appena i requisiti per ottenere la Naspi vengono maturati, all'improvviso l'atteggiamento del lavoratore cambia e coloro che non chiedono esplicitamente di essere licenziati, assumono comunque comportamenti che rendono impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro. E così ottengono il risultato desiderato: farsi licenziare.

La normativa sulla Naspi prevederebbe una serie di misure di verifica del perdurare dello status di disoccupato "involontario" ma di queste misure non si vede traccia. E' chiaro che se si continua a fare pressione sui pochi che lavorano regolarmente per finanziare i sussidi di chi preferisce lavorare "in nero", le risorse pubbliche sono destinate a non bastare mai.

Se però consideriamo che i sindacati, per il tramite dei patronati, incassano ogni mese il 3% circa dell'indennità di disoccupazione corrisposta al lavoratore, comprendiamo perché nessuno sembra dedicare attenzione alla questione.

 

Lettera a Tito Boeri1

 

Lettera a Tito Boeri2

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