Il contratto nazionale massacra gli anziani

Il 31 dicembre 2016 il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Domestico arriverà a scadenza e a quel punto i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori si dedicheranno al tanto amato italico sport di sedersi attorno a un tavolo. L’obiettivo? Cercare di complicare ulteriormente la vita di quegli anziani che, per loro sfortuna, di un assistente familiare proprio non possono fare a meno.

Già oggi c’è da chiedersi: ma quale folle potrebbe mai rispettare tutti, dico TUTTI, gli obblighi previsti dall’attuale contratto collettivo nazionale? C’è un modo per evitare di trovarsi coinvolti in una lite? Non conosciamo i dati sul contenzioso in materia di lavoro domestico ma c’è da scommettere che questo contratto al servizio del badante non abbia mancato di farlo decollare.

Per il povero anziano non c’è via di scampo, perché l’incubo contratto riguarda sia il lavoro convivente sia quello a ore.

Infatti, il nostro anziano (invalido, allettato, massacrato dalla demenza o dall’Alzheimer) deve prima di tutto preoccuparsi dei diritti del badante che vive con lui: nelle sue due ore di riposo deve lasciarlo libero di andare dove vuole evitando accuratamente di scivolare dalla carrozzina o di sentirsi male. Di notte, per carità, è vietato fare anche solo un colpo di tosse, che se il badante si sveglia scatta subito lo straordinario notturno. Il riposo nel giorno e mezzo di libertà è di 36 ore, per cui il nostro nonnino rischia di sentirsi dire bye bye il sabato a mezzogiorno e di rivedere il suo badante tutto fresco e rinvigorito il lunedì mattina.

I badanti “diurni” invece non servono proprio a niente. Infatti, il loro orario di lavoro ordinario, come da contratto nazionale, non può superare le 40 ore. Poiché però un figlio convivente con un lavoro “normale”, non potrebbe mai star fuori casa meno di 50-60 ore a settimana, il conto è presto fatto: per un bel po’ di ore l’anziano genitore è condannato a “guardarsi da solo”.

A questo punto qualcuno penserà: “ma cosa stanno dicendo? che vogliono forse tornare alla schiavitù, senza riposi, senza momenti di vita privata, senza diritti per i lavoratori?”

Ecco… chi parla così evidentemente ha ancora due genitori belli pimpanti, non ha zie novantenni rimaste signorine che vivono dall’altra parte della città e ha perso i nonni quando era ancora incapace di intendere e di volere.

Infatti la schiavitù non c’entra niente. Anzi, c’entra, perché ad essere schiava è solo la famiglia con i suoi anziani.

Allora, vediamo come deve organizzarsi un figlio che viva lontano dal proprio genitore non più autosufficiente e che desideri garantirgli una sorveglianza degna di questo nome senza incorrere nel rischio di un contenzioso.

Prima di tutto deve assumere un badante convivente, che gli costa 965 euro al mese. Una pipì notturna e un bicchier d’acqua valgono 6 euro, cioè altri 180 euro al mese e speriamo proprio che non serva di più. La sostituzione per il giorno e mezzo di riposo settimanale, se è fortunato e trova una persona senza troppe pretese, costa mediamente 400 euro al mese. La sostituzione per le due ore di passeggiata pomeridiana non può costare meno di 7 euro l’ora per un totale di altri 405 euro al mese. E non è finita. Dobbiamo aggiungere la tredicesima a dicembre (altri 1100 euro abbondanti), il TFR da accantonare (analogo) e una persona H24 per il mese di ferie che, se rispettiamo i parametri contrattuali, non può costare meno di 2200 euro. Ah, scusate, dimenticavo i contributi Inps, che da bravo datore di lavoro paga per il dovuto: altri 2100 euro l’anno.

Facciamo il totale? Come niente siamo arrivati a 29 mila euro!  Un importo di cui, come tutti sappiamo, ogni anziano dispone senza difficoltà. Oltre a ciò dovrà coprire le spese per la casa, il vitto per se e per il badante e, a meno che non sia appena uscito dall’ospedale, tutte le spese per l’assistenza sanitaria domiciliare di cui avesse bisogno. Facile, no?

Come ciliegina sulla torta, i nostri amici sindacalisti si sono inventati anche la Cas.sa.Colf (non è un errore di punteggiatura, si scrive proprio così) per una copertura sanitaria e assicurativa irrilevante e legata a procedure contorte, che viene a costare al nostro anziano altri 56 euro l’anno. Una bazzecola se rapportata a tutto il resto.

Vediamo adesso l’ipotesi in cui l’anziano si sia arreso e sia andato a vivere con un figlio, così come molti sciocchini auspicano nei forum più frequentati. Il problema della notte e del fine settimana è risolto: ci pensa il figlio a seguire mamma o papà. Se poi dopo tre mesi questo diventa un zombie, fatti suoi. Ma di giorno come si fa se, per caso, “sto poro fijo” ha bisogno di lavorare? L’assenza da casa non di rado supera le 11 ore al giorno e in quegli orari bisogna avere un badante. Detto fatto: dalle 8.00 alle 19.00 dal lunedì al venerdì abbiamo una persona che ci sostituisce. Sicuramente sarà meno cara di chi sta giorno e notte.

Macché! Invece costa di più! Il minimo contrattuale è di 6,69 euro l’ora che, moltiplicato per il numero di ore settimanali, per lo straordinario e per il numero di settimane ci fa abbondantemente superare la già considerevole cifra di 1600 euro al mese! Senza contare contributi, tredicesima, TFR e la sostituzione per le ferie, naturalmente. Facile, no? In Italia queste cifre le guadagnano tutti… E comunque, la sera e il fine settimana anche un caffè al bar sotto casa sarebbe da dimenticare.

Ecco, questi sono i costi da sostenere per avere una buona probabilità di non essere convocati in tribunale dal badante.

Una volta sborsata la cifra dovremo solo preoccuparci di capire se il badante ha una minima idea del lavoro che sta facendo, verificare che non lasci il nostro caro a frignare da solo per ore, controllare che non gli dia sedativi per tenerlo buono. Se malaguratamente così fosse, per liberarcene dovremmo pagare 15 giorni di preavviso e mandarlo via. E dopo, prepararci a ricevere la letterina dei conteggi sindacali per qualche voce di retribuzione non versata.
 
L.F.

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