Home Care Premium

Con una nota emessa il 20 maggio 2016, l'Inps notifica la proroga del bando Home Care Premium 2014 al 31 dicembre 2016.

La scadenza era stata originariamente prevista per il 30 novembre 2015, poi prorogata al 30 giugno 2016 ed infine prorogata nuovamente. La decisione dell'Inps in effetti non stupisce vista la macchinosità delle procedure di partecipazione e selezione dei beneficiari.

 

Il progetto Home Care Premium è riservato ai titolari di pensione ex INPDAP e ai loro familiari in primo grdo, e mira a offrire “interventi, economici e di servizio, legati alla sfera socio-assistenziale, anche in un’ottica di prevenzione della non autosufficienza e del decadimento cognitivo”. 

Di fatto il progetto consente di ottenere un contributo economico per coprire i servizi di assistenza e cura alla persona non autosufficiente in un determinato ambito territoriale di riferimento (ATS) in cui risiede l'invalido. Il contributo - in teoria - varia da un minimo mensile di 200 euro ad un massimo di 1.200 euro previo ottenimento di un punteggio calcolato d’ufficio dall’INPS ex INPDAP sulla base dell’ISEE familiare del richiedente e della condizione di salute del beneficiario.

Il progetto ha avuto un silenzioso avvio nel 2012. La scarsa diffusione delle informazioni ha consentito ai pochi richiedenti di allora, di ottenere un aiuto economico importante nel sostenere i costi di assistenza. In seguito, il passaparola ha fasso lievitare a dismisura la platea dei richiedenti, costringendo l'INPS a porre, nel 2014, dei paletti molto più rigidi per l'accesso al progetto. Ciò che è accaduto è che, per ottenere l'accesso al beneficio, le famiglie dovevano dimostrare di sostenere una spesa pari a più del doppio del contributo concesso, al netto dell'indennità di accompagnamento.

Si è creato quindi il classico cortocircuito all'italiana, per cui hanno potuto avere accesso al beneficio economico solo quegli anziani a basso ISEE che - non si comprende bene con quali risorse - fossero comunque in grado di sostenere autonomamente una buona parte del costo dell'intervento assistenziale.

Ad aver assorbito buona parte delle risorse destinate al progetto sono state proprio le ATS, cioè regioni, comuni e ASL, che hanno distribuito a piene mani incarichi e attività di assistenza alle solite cooperative sociali di riferimento.

L'assistenza indiretta, che impedirebbe l'insorgere di fenomeni di corruzione diffusa, come quelli di Mafia Capitale, è ben lontana dall'essere implementata.

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