Ricorsi Inps

Non di rado gli anziani che chiedono di avere accesso all'Indennità di accompagnamento per poter sostenere il costo del badante di cui hanno essenziale bisogno, si trovano davanti ad un verbale di accertamento che attesta la condizione di non autosufficienza ma rifiuta l'erogazione della provvidenza economica.

In questi casi il cittadino ha davanti a sè due strade:

1) proporre, entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario, un ricorso giudiziario avverso alla decisione della commissione sanitaria;

2) attendere 6 mesi e ricominciare la pratica da capo, perdendo così però eventuali diritti maturati in relazione alla precedente domanda.

Dal 2012, con l’obiettivo è di risolvere il contenzioso in tempi più rapidi e senza sovraccaricare la giustizia civile di ripetute udienze, prima di presentare ricorso avverso un verbale di invalidità, il cittadino deve obbligatoriamente effettuare un accertamento tecnico preventivo che verifichi le condizioni sanitarie del richiedente e legittimino la pretesa.

L’accertamento medico è compiuto da un consulente tecnico nominato dal giudice alla presenza di un medico legale dell’INPS. La relazione tecnica redatta dal consulente deve essere trasmessa alle parti (cioè all’INPS e al ricorrente). A quel punto, il Giudice fissa un termine non superiore a trenta giorni, entro il quale le parti medesime devono dichiarare se intendono contestare le conclusioni del consulente tecnico dell’ufficio.

In assenza di contestazione, il Giudice, entro trenta giorni, omologa con decreto l’accertamento del requisito sanitario presentato nella relazione del consulente. Il decreto è inappellabile, cioè non si possono più presentare ricorsi.

In caso invece di mancato accordo (cioè quasi sempre), la parte che abbia dichiarato di contestare le conclusioni del consulente tecnico dell’ufficio deve depositare, presso lo stesso Giudice, entro il termine di trenta giorni dalla dichiarazione di dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio, specificando i motivi della contestazione della relazione del consulente. Da quel momento può iniziare l’iter con le udienze, e la presentazione delle consulenze di parte. Il giudizio si chiuderà con una sentenza inappellabile.

Le nuove disposizioni solo apparentemente possono sembrare più favorevoli al richiedente. In realtà l'obiettivo è solo quello di ridurre i costi pubblici di gestione del contenzioso.

Tra l'altro bisogna tenere conto dei seguenti aspetti:

  • l'INPS non può più "disinteressarsi" del contenzioso e deve obbligatoriamente partecipare alla attività di perizia del consulente tecnico nominato dal giudice,
  • l’anticipazione delle spese per la consulenza tecnica sono a carico di chi richiede l’accertamento tecnico preventivo (anche se è vero che il giudice potrebbe stabilire diversamente),
  • il ricorrente può opporsi contro le decisioni del consulente tecnico di ufficio, ma le contestazioni alla relazione del consulente devono essere ben circostanziate,
  • è molto più facile che, in caso di soccombenza, il giudice consideri l'azione come “temeraria” con il relativo addebito delle spese legali (anche di quelle dell'INPS),
  • in caso di ricorso, sarà necessario disporre di una valutazione di un perito di parte.

Il pool di avvocati di Libera Cittadinanza aiuta i propri assistiti a gestire al meglio e senza rischi l'eventuale contenzioso, anche talvolta scoraggiando le liti che hanno poche probabilità di avere successo.